Rubrasonic: «progettare il suono di uno spazio è una responsabilità»
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21/03/2026 | lorenzotiezzi
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«Il suono conta. Ci piace ricordare una cosa molto semplice: le orecchie non hanno palpebre. Non possiamo chiuderle come facciamo con gli occhi. Suoni e rumori entrano sempre nella nostra vita, anche quando non lo chiediamo. Per questo progettare l'ambiente sonoro è una responsabilità. Significa contribuire a costruire il modo in cui le persone si sentono in un luogo». Matteo Arancio e Roberto Brignoli di Rubrasonic (Rubrasonic.com) raccontano così il lavoro di sound e music designer. Oggi con progetti come Soundtag, il loro rapporto con la tecnologia è ancora più stretto. Tra i loro progetti più recenti c'è la sonorizzazione di ChorusLife Immersive SPA, a Bergamo.
Quali sono le tendenze nella sonorizzazione degli spazi nel 2026?
Non esiste un genere musicale che funzioni sempre. Nel nostro lavoro ogni progetto fa storia a sé, perché il suono deve essere coerente con l'identità del luogo, con il pubblico e con il tipo di esperienza che si vuole creare. Una spa, una boutique, un ristorante o uno spazio culturale hanno ritmi, tempi di permanenza e livelli di attenzione completamente diversi.
C'è vicinanza tra quello che ascoltiamo alla radio o nei siti di streaming e quello che proponete?
Sono due mondi piuttosto diversi. La musica che domina radio e streaming nasce per catturare attenzione immediata: deve avere energia, ritornelli memorabili e riconoscibili. E ovviamente segue le tendenze. La musica progettata per gli spazi ha quasi l'obiettivo opposto: deve accompagnare l'esperienza, creare atmosfera e continuità senza rubare attenzione. In altre parole, la radio vuole essere ascoltata. Uno spazio invece vuole essere vissuto.
ChorusLife Immersive SPA, a Bergamo ha un'identità sonora precisa. Sta piacendo a chi frequenta questa nuova spa?
Quando il suono è progettato con cura, diventa quasi invisibile. Le persone raramente escono dicendo "che bella musica", è logico sia così, visto che la musica e il suono non devono essere protagonisti in un spa, così come in un ristorante o in un negozio. Il vero successo sta nel far dire "qui si sta bene". E' il segnale che il sound design funziona, è diventato parte dell'esperienza dello spazio. Per ChorusLife abbiamo lavorato trattando l'ambiente sonoro come una componente strutturale dell'ambiente, come fosse un elemento architettonico.
Da dove partite per sonorizzare un brand o un ambiente?
Non partiamo mai d genere musicale 'di moda' e dalla tendenze, ma dal contesto e dall'atmosfera che lo spazio trasmette. Negli ultimi anni c'è, per fortuna, una tendenza chiara: si stanno abbandonando le playlist generiche e cresce la richiesta di sound design progettato su misura. Gli spazi oggi non hanno bisogno di musica di sottofondo. Devono avere un suono che li rappresenti.
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