Nightguide intervista Simone Cavazzoni, voce e ideatore de ITristi

Nightguide intervista Simone Cavazzoni, voce e ideatore de ITristi

Una lunga chiacchierata e il piacere di assaporare la purezza di un ragazzo non più alle prime arti e che ha scelto un percorso non facile per produrre e difendere la sua idea di musica sincera e genuina.
Stiamo parlando di Simone Cavazzoni che con il suo progetto solista (accompagnato da due validi amici), ITristi, ha trionfato sul palco dell'ultima edizione del Concerto del Primo Maggio, vincendo il contest 1MNEXT che tutti gli anni porta su uno dei palchi più prestigiosi d'Italia alcune future promesse della nostra musica ad esibirsi insieme ai grandi ospiti che ogni anno si esibiscono in Piazza San Giovanni.
Con Simone ci siamo conosciuti sotto palco quando dopo l'esibizione è sceso a gustarsi lo show tra la folla e da li è nata l'idea di questa intervista per far conoscere anche a voi lettori un artista del quale noi di Nightguide ci siamo innamorati. E così speriamo sia anche per voi.

Nightguide. È davvero un piacere per me poter fare due chiacchiere con Simone, ideatore e voce, de ITristi, progetto discografico vincitore del contest 1MNEXT dell'edizione 2019 del Concertone del Primo Maggio di Roma. Raccontaci qualcosa in più di questo bellissimo progetto.
Simone Cavazzoni. ITristi sono un progetto solista nato in casa mia nel 2007, quindi non è un progetto nuovo ma bensì è una cosa che porto avanti da parecchio tempo da solo e alla quale, per il Primo Maggio, si sono uniti Elena e Alex, rispettivamente basso e batteria. Tutto nasce per la necessità di avere qualcosa che mi consentisse di buttare fuori le canzoni che ho voglia di scrivere e che poi si è tradotto in questo modo di lavorare indipendente e autoprodotto. Ho cominciato a scrivere, ad arrangiare e a suonare tutti i brani con strumenti abbastanza lo-fi, senza troppe pretese e, all'inizio, senza alcuna ambizione discografica. Volevo solo qualcosa che fosse fluido e veloce, che assecondasse le mie necessità e non si arenasse nei meccanismi dell'industria discografica.

NG. Quindi possiamo dire che tutto ha avuto inizio più da una tua urgenza di liberarti da qualcosa che ti esplodeva dentro, quasi come una terapia.
SC. Si esattamente. Chiaramente poi volendo anche andare in giro a suonare in qualche locale, ho cominciato a raggruppare un po' di brani e a dar loro una forma.

NG. Non ambivi di sicuro a tutto quello che sta venendo fuori quest'anno.
SC. No assolutamente, anche perché quando ho cominciato venivo fuori da una sorta di depressione musicale. Considera che finora ho scritto più di 800 canzoni, ma c'è stato un periodo in cui non suonavo più, per via del lavoro e dei vari impegni, finchè l'anno scoro mi sono detto “basta, io voglio continuare a suonare!”. E così, essendo che ora ci sono effettivamente gli strumenti per farlo senza dover per forza aspettare che qualcuno ti noti e ti produco, ho rimesso mano a tutto e ho iniziato a mettere fuori brani su spotify, su youtube, ecc. Ma di sicuro non mi sarei mai aspettato di arrivare ad esibirmi sul palco del Primo Maggio. La mia ambizione si fermava a qualche piccolo concerto in qualche localino qua e là.

NG. E allora come ci siete arrivati al Primo Maggio?
SC. Come conseguenza di quello che ti ho raccontato. Dopo avere messo le prime cose online ho avuto la fortuna di essere subito notato dalla gente. C'è stato subito un certo seguito e sono venuti i primi live. Vari musicisti amici miei mi hanno aiutato in queste piccole esibizioni, piccoli festival e quando è uscito il bando del contest mi sono iscritto davvero per scherzo, senza nemmeno pensarci, e poi è arrivata la chiamata che lo scherzo era andato a buon fine, se così si può dire.
Quando mi sono iscritto collaboravo già da un po' con Alex ed Elena e anche a loro dissi che avevo iscritto il gruppo al contest rassicurandoli sul fatto che tanto non ci avrebbero mai scelto.

NG. Dato che mi sembra di capire che con Alex ed Elena siete amici da un po', hai intenzione di portare ITristi ad essere una band o rimarrà sempre un progetto solista?
SC. In realtà no, perché dato che è un progetto che porto avanti da un po'm come ti dicevo, in cui scrivo e produco tutto io da solo, preferisco che rimanga tale. Sicuramente mi fa piacere continuare ad esibirmi con loro finchè ne avranno voglia, ma la scelta di non vincolarli ad una band nasce proprio dalla voglia di tutti di potersi dedicare ad altro in qualsiasi momento si abbia la necessità di farlo. Nel corso di questi 12 anni sono stati tantissimi gli amici e i musicisti che hanno contribuito a questo progetto ma sempre senza nessun vincolo. La mia idea è che chiunque possa contribuire a ITristi; che sia ai live o che sia ai video, mi piace l'idea di poter tirare in mezzo amici e parenti per condividere questa cosa.

NG. Forse posso sbilanciarmi nel dire che sei un persona che fa un po' fatica ad affidare qualcosa in mano ad altri e che preferisce essere artefice dei propri successi e dei propri insuccessi.
SC. Mmm... forse in parte è così. La realtà è che allo stato attuale per me risulta davvero complicato, nel 2019, concepire l'idea di una band per il semplice fatto che né io né gli altri siamo più dei ragazzini. Ognuno ha il suo lavoro, ognuno ha la sua vita e l'essere una band ci porterebbe a degli obblighi verso gli altri che non potremmo rispettare. Fare le cose da solo è stato il modo più veloce e anche l'unico in cui ho potuto farle nei tempi e nei modi che volevo io.
Per il momento posso dirti che suonare con Elena e Alex in due date (di cui una era proprio il Primo Maggio) mi è molto piaciuto e siamo stati molto bene insieme e ci tengo a sottolinearlo. Ed io sono uno a cui piace molto stare insieme e condividere, quindi senz'altro per i live sarà una collaborazione che andrà avanti. Ma ancora non me la sento di definirla una band.

NG. Concordo perfettamente e il tuo intento mi è molto chiaro. Cambiando discorso, invece, come è stato esibirsi su quel palco immenso, anche alla luce di tutto quello che ci hai raccontato e del fatto che non l'avevi nemmeno preso in considerazione?
SC. È sicuramente un evento importante e che mette molta pressione sia per il significato che per la mole di persone che ci lavorano e si esibiscono. E ti assicuro che rispetto alla data che avevamo fatto subito prima in un localino, è stato un bel salto e ti confesso che forse non eravamo prontissimi (ripeto, era la seconda volta che suonavamo insieme e non avevamo provato un granchè). Però è stato figo; un'esperienza davvero incredibile!

NG. Immagino il colpo d'occhio su quella marea di gente!
SC. Per assurdo ti dico che fa meno paura vedere così tanta gente da non distinguere i volti rispetto a quelle date piccole dove ti ritrovi 5 persone che ti fissano. Personalmente, dato che comunque sono 15 anni che suono e mi esibisco, preferisco le situazioni da festival dove la gente si ritrova con la voglia di divertirsi, ballare, sentire musica e fare casino. Il calore che si riceve dal pubblico suscita davvero un'emozione incredibile!
Poi ovvio che ci sono i trucchi del mestiere, come fissare un punto lontano e non fare caso a quel mare di gente che hai davanti. Nel caso del Primo Maggio poi, avendo solo un brano da suonare, è stato tutto talmente veloce che non ci siamo resi conto di nulla.

NG. E adesso cosa vi aspetta?
SC. Ci aspettano delle date che annunceremo a breve con la stessa formazione che avete visto al Primo Maggio. Comunicheremo tramite social e soprattutto Instagram, quindi invito tutti a seguirci per rimanere sempre aggiornati su tutto quello che faremo a breve.

NG. Ci sono collaborazioni in vista?
SC. Se intendi dal punto di vista discografico ci sono state delle proposte da parte di etichette che però io ho declinato perché per il momento voglio continuare ad autoprodurmi ed essere libero di scrivere quello che mi va e quando mi va come ho fatto finora. Ho paura che affidandomi a qualche etichetta e ai meccanismi che ne conseguono la mia musica possa perdere in sincerità e genuinità. Questo è quello che sento ora, poi magari con il tempo troverò un modo per far coesistere le due cose. Io sono sempre e comunque uno aperto alle proposte. Il tutto sta nell'attendere quella giusta.

NG. Mi permetto di fare l'avvocato del diavolo. Non è che hai paura di fare il grosso salto?
SC. No davvero te lo dico sinceramente. Non ho paura di mettermi alla prova anche perché suono da quando ero bambino. Nel corso di questi anni ho avuto la possibilità di provare e tastare le situazioni più diverse quindi non è un mondo a me sconosciuto. Di sicuro quando ero più piccolo c'era quella voglia di sfondare e diventare un big a qualsiasi costo, ma poi con il tempo è andata affievolendosi ed è rimasta piuttosto la voglia di fare musica per il gusto di farla senza l'ansia di dover fare successo. Non ho paura di scegliere, ma ho solo il desiderio di farlo bene. E per farlo non ho alcuna fretta.

NG. E pensi che passando ad un livello discografico più professionale ci sia ancora qualcuno che possa comprendere e apprezzare questa visione della  musica?
SC. Certo che ci sono. Forse non sono la maggior parte, ma ci sono. Nella mia vita ho avuto modo di conoscere e lavorare con musicisti che hanno la mia stessa visione e anche grazie alla loro esperienza posso dirti che alla lunga, non svendere la propria integrità, paga.

NG. Quindi se adesso dovessi scegliere 3 parole per definire cosa la Musica rappresenta per te in questo momento?
SC. Sole cuore e amore (ride)! No dai scherzo! Amicizia, perché per me la musica rappresenta sempre il mezzo per conoscere nuove persone che ti danno nuovi stimoli e ti permettono di fare nuova arte. Divertimento, perché in primis è e deve rimanere sempre un piacere fare musica. Innamoramento, perché quando io faccio musica, mi faccio un regalo da solo ed è qualcosa che nessuno potrà mai toglierti, pagare o vendere, e quindi la felicità che io provo quando faccio musica è un'energia unica e vitale come quando ci si innamora.

NG. Esiste un momento, tra i tuoi ricordi, in cui ti sei reso conto, guardando negli occhi un tuo spettatore, in cui ti sei reso conto che stavi passando tutta questa energia di cui parli?
SC. Guarda ti posso dire che uno di questi momenti è stato anche abbastanza recente. Eravamo al Sofar di Torino, un concerto molto intimo, era una bellissima situazione, si vedeva tutta Torino illuminata di notte da queste colline, abbiamo fatto cinque canzoni e ho notato che le persone erano li che ci fissavano incuriosite e partecipi nonostante fossero venute senza sapere chi si sarebbe esibito. È una sensazione che ho percepito forte ed è stato molto bello condividere questa energia con un pubblico così ricettivo.

NG. Ultima domanda che faccio un po' a tutti: quali sono i tre album che più hanno influenzato il tuo percorso e che mai potrebbero mancare nella tua collezione?
SC. Gli album più e formativi sono sicuramente quelli che ho ascoltato grazie a mio padre quando ero piccolo quando mi perdevo le ore da solo davanti allo stereo ascoltare per ore i suoi vinili.
Al primo posto sicuramente “La Voce del Padrone” di Franco Battiato che è stato il più grande innamoramento della mia vita e con il quale ho passato interi pomeriggi. I suoi testi onirici e assurdi mi hanno toccato e cambiato influenzandomi tantissimo.
Poi tutta la discografia di Lucio Dalla; non potrei scegliere. Addirittura la prima canzone di cui io ho ricordo è Itaca di Lucio Dalla.
E sicuramente “Rimmel” di Francesco De Gregori. Tutto quell'album è imperdibile.

Intervista a cura di Luigi Rizzo.

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